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Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – 25 novembre 2025

Messaggio del Dirigente Scolastico

Utente Lucia Di Paola

da Lucia Di Paola

Dirigente Scolastico

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Carissime e carissimi,

con la risoluzione n. 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituiva la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che viene celebrata il 25 novembre, in ricordo delle tre sorelle Mirabal, deportate, violentate e uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana.
In questa data l’Onu invita tutti gli Stati a organizzare, soprattutto in ambito scolastico ed educativo, attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza contro le donne.

La risoluzione n. 54/134 del 17 dicembre 1999 si inserisce nella più ampia questione dei diritti umani, volendo sottolineare come la violenza contro le donne sia un ostacolo al raggiungimento dell’uguaglianza, dello sviluppo e della pace, e come si renda necessaria l’adozione di misure volte a prevenire ed eliminare tutte le forme di discriminazione, specie per le donne maggiormente vulnerabili (appartenenti a gruppi minoritari, donne rifugiate, donne migranti, donne che vivono in comunità rurali o remote, donne indigenti, anziane, con disabilità, donne che si trovano in situazioni di conflitto armato).Oltre al femminicidio, che è l’epilogo più tragico, sono tantissime le donne che subiscono quotidianamente violenza nell’ambito domestico ed extradomestico, che sono perseguitate, picchiate, aggredite o sfregiate da uomini incapaci di accettare la fine di una relazione, l’indipendenza femminile, uno o più “no”.

L’indagine ISTAT del 2014 ha rilevato che il 31,5% delle donne italiane tra i 16 e i 70 anni ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Un successivo rapporto del 2018, relativo alle molestie sul luogo di lavoro, ha messo in luce che nel corso della loro vita, 1.100.000 donne (pari al 7,5% delle lavoratrici) ha subito ricatti sessuali per ottenere un lavoro, per mantenerlo o per ottenere progressioni nella carriera.

La nostra società, nonostante l’emancipazione femminile, rimane purtroppo spesso ancorata a una cultura maschilista, radicata sia in una parte di popolazione maschile che femminile, per cui la donna resta di fatto inferiore agli uomini.

Spesso le donne si trovano in posizione economica, fisica e psicologica subordinata all’uomo e non hanno i mezzi o la capacità di reagire.

Spesso si crea quel meccanismo perverso definito “ciclo della violenza”: l’uomo violento raggiunge il suo scopo di sottomissione della partner facendola sentire incapace, debole, impotente, totalmente dipendente da lui, addirittura anche in colpa.

Falsi riavvicinamenti, pentimenti sono poi altri meccanismi che l’uomo violento usa per tenere con sé la partner: molti femminicidi avvengono proprio in occasione “dell’ultimo incontro chiarificatore”.

La violenza sulle donne si può esercitare in tantissimi modi, anche senza arrivare agli estremi delle botte, della sottomissione fisica e psicologica e all’omicidio.

Violenza ….. sono …tutte quelle azioni che si compiono contro la volontà di una donna !!

La libertà femminile, in tutti i modi declinata…, è un diritto inalienabile e nessuno.. nessuno.. la può controllare .. la può limitare !!!

Come drammaticamente noto, la violenza nei confronti delle donne è un fenomeno endemico, presente a tutte le latitudini.

Tuttavia, gli stereotipi e i pregiudizi che esistono intorno ad esso portano spesso a ritenere che si tratti di un fenomeno che non ci riguarda e che si riscontra solo tra le fasce più vulnerabili della popolazione.

In realtà i dati ci mostrano il contrario: sia a livello globale che in Italia, si stima che una donna su tre tra i 16 e i 70 anni abbia subito violenza almeno una volta nella vita e che le forme più gravi siano commesse da partner o ex partner.

Sia vittime che autori, quindi, potrebbero far parte della nostra cerchia familiare, amicale, professionale, intima.

Senza distinzioni di titolo di istruzione o livello socioeconomico, che invece hanno a che fare sulla possibilità di uscire dal circolo della violenza rendendosi indipendenti.

Ragazze e ragazzi, mi rivolgo a Voi, in primo luogo: amare non significa possedere !!!

Alle donne, alle giovani studentesse… rivolgo un accorato appello come educatore, come .. donna:…al primo segno di violenza, fisica o psicologica, ….di sopraffazione della vostra libera determinazione…, abbiate la forza di chiudere il rapporto con il vostro partner.

Non è vero che Vi ama !!! NO !! NON VI AMA !! Non può essere amore, se … Vi sfiora .. anche solo con un dito !!

Sono sempre pronta e disponibile ad ascoltarvi in un clima di accoglienza, rispetto e fiducia… …ad aiutarvi ….ad offrirvi in ogni caso il mio supporto….!!!

Il comportamento violento non è mai responsabilità di chi lo subisce, ma solo di chi lo agisce.
Non si tratta di una dinamica che prevede una responsabilità reciproca, ma di un atto di abuso compiuto dall’uno nei confronti dell’altra.

Nel rispetto dell’autonomia di ciascun consiglio di classe e nella consapevolezza delle “diverse fasce di età” delle nostre alunne, dei nostri alunni, delle nostre studentesse e dei nostri studenti, invito, anche quest’anno, i vari consigli di classe a mettere in atto, in questi giorni – e .. non solo.. – opportune azioni educativo-didattiche, tese a “sensibilizzare le giovani generazioni sul senso ed il significato delle Giornata del 25 Novembre, co-educando tutti alla cultura del rispetto, al superamento dei pregiudizi, al contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione, alla prevenzione e alla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.”

Affrontare insieme alle nostre studentesse ed ai nostri studenti i temi dell’educazione al rispetto, fornendo la possibilità di sperimentare un ambiente accogliente e non giudicante, consentirà loro di procedere verso una destrutturazione dei ruoli e delle relazioni basate su stereotipi.

I SIMBOLI DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Ormai da diversi anni, i simboli contro la violenza sulle donne, sono le scarpe e le panchine rosse. Le scarpe rosse rappresentano la battaglia contro i maltrattamenti e femminicidi e la loro storia nasce in Messico, a Ciudad Juárez, città tristemente nota per il numero sconcertante dei femminicidi avvenuti negli ultimi vent’anni. Un’artista messicana, Elina Chauvet, per ricordare le donne vittime di violenza, compresa la sorella assassinata dal marito a soli vent’anni, nel 2009 posizionò in una piazza della città 33 paia di scarpe femminili, tutte rosse.

Il colore rosso è stato in seguito adottato per simboleggiare in maniera più ampia il contrasto alla violenza di genere, in particolare con le panchine, luogo simbolico attorno al quale raccogliersi per riflettere.

La panchina rossa viene utilizzata per dire no alla violenza, e nello specifico alla violenza domestica, per sottolineare come la violenza sulle donne avvenga anche in contesti comunitari e familiari.

#SIGNALFORHELP

Si ricorda il gesto che una donna può utilizzare per evidenziare una situazione di pericolo.
Se vi capita di vedere una donna che con la mano fa uno strano gesto, che magari non vi è mai capitato di vedere, allora sta chiedendo aiuto: è ora di impararlo, perché intervenire in una situazione di violenza può salvare una vita.

Si fa così: si tiene la mano in alto, con il pollice piegato sul palmo, poi si piegano le altre dita verso il basso, intrappolando simbolicamente il pollice tra le dita. È una sorta di ciao ciao, con pollice piegato, per chiedere aiuto quando non si riesce a scappare.

Il video su Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=AE6-Mllastk #NessunaScusa

Si allega la lettera del Ministro dell’Istruzione e del Merito Prof. Giuseppe Valditara, inviata a tutte le scuole della Repubblica Italiana in occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”.

Il Vostro Dirigente

 Lucia Di Paola

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