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Liceo Classico Statale Giulio Perticari di Senigallia (AN)
LICEO CLASSICO STATALE "GIULIO PERTICARI"
Liceo Classico - Liceo Scienze Umane - Liceo Economico Sociale
Via D'Aquino, 2 - 60019 Senigallia (AN) - Tel 071 7924909
Via Rossini, 39 ľ 60019 Senigallia (AN) ľ Tel 071 7931614
E-mail: anpc040002@istruzione.it - PEC: anpc040002@pec.istruzione.it
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IoCreoDaCasa

Emozioniamoci con l’Arte

“♯iocreoacasa è uno spazio di espressione e di condivisione di emozioni, creatività, arte e sentimento di appartenenza alla nostra comunità scolastica. Questo museo virtuale sarà il nostro luogo di incontro per dar voce e condividere, attraverso immaginazione e libertà creatrice, emozioni, inquietudini e speranze. Tutti i ragazzi che volessero contribuire alla realizzazione della mostra “♯iocreoacasa ” possono inviare video, disegni, foto, immagini, poesie e narrazioni agli indirizzi mail dei docenti che seguono questa attività: fernando.pancotti@liceoperticari.edu.it e

patrizia.confalonieri@liceoperticari.edu.it

I docenti referenti

Patrizia Confalonieri

 

Contributo di Ruben Serrani

La Città del futuro

Fin dalla nascita sono sempre stato un ragazzo molto curioso. Vivo in una grande città e, quindi, per me non è difficile trovare luoghi interessanti da esplorare. Spesso sono solito entrare nelle foreste e negli edifici abbandonati, Perché sono molto affascinato dalle loro storie. Oggi, però, vi voglio parlare dell’esplorazione che mi cambiò la vita, facendomi capire che siamo in pericolo e che, se non ci svegliamo al più presto, non potremo più fare nulla. Comunque ho già parlato troppo, è ora che cominci a raccontarvi la mia esperienza. Era la metà di maggio scorso e stavo esplorando un edificio abbandonato, nella periferia della mia città. Questo era famoso poiché dopo la sua chiusura, nessuno ha mai osato metterci piede, date le brutte voci che giravano sulla struttura. Ma, come già ho detto, sono una persona curiosa e per me non fu complicato scavalcare il piccolo cancello ed entrarvi dentro. In poco tempo salii le scale che portavano al primo piano e cominciai a guardarmi intorno: non trovai nulla, solo macerie e qualche lettino d’ospedale. Nel secondo piano, tuttavia, tutto era diverso. In questo, infatti, vi erano numerose scritte sui muri e parecchi strumenti medici sparsi a terra. In particolare, mi colpì una grande scritta rossa che recitava: “L’umanità cadrà quando agli umani non sarà più concesso pensare, poiché saranno educati da potenti e spietati burattinai.” Ero incantato da una tale profondità di pensiero e decisi di avvicinarmi per vedere meglio; ad un certo punto però, cominciai ad avere le vertigini e, in meno di mezzo secondo, svenni. Mi risvegliai sentendo una voce: era molto bassa e parlava con forte accento tedesco. “Finalmente ti sei alzato, sono dieci ore che aspetto” disse, con aria leggermente scocciata. Mi ero svegliato in un luogo completamente bianco dove regnava una strana calma. “C-chi sei? Cosa vuoi da me?” dissi con aria spaventata “Voglio mostrarti come sarà il tuo futuro e cosa patirai. A breve la libertà e il pensiero moriranno, ma tu puoi fare qualcosa per salvarle e noi ti faremo vedere come. Comunque scusa, mi sono fatto prendere dal discorso e non mi sono presentato, io sono Immanuel Kant, ma puoi chiamarmi semplicemente Kant. Nella mia vita ho combattuto per questi ideali e ora devo trasmetterli a qualcuno che possa conservarli.” Ero molto confuso: Kant, il grande filosofo Kant era lì e voleva insegnarmi. Nonostante la paura decisi di seguirlo, d’altronde sono una persona curiosa e lì potevo imparare molto. D’improvviso il bianco sparì e mi ritrovai in una strada vuota, piena di edifici decadenti, con una sola luce proveniente da un piccolo

edificio. Guardando bene notai che aveva un’insegna rossa, leggermente scolorita, con su scritto: “SOLATIUM, ristoro per i senzatetto”. Chiesi a Kant, che nel frattempo era sempre rimasto alle mie spalle, di spiegarmi cosa fosse questo posto e lui rispose: “Ma come, non la riconosci? Questa è la strada che porta a casa tua, la stessa che percorri ogni giorno per tornare dopo le tue esplorazioni.” Ero esterrefatto. Come poteva un bel quartiere come il mio essersi ridotto così? Chiesi a Kant ed egli mi rispose: “Quando la libertà è morta, la città ha cominciato a spopolarsi, visto che molte persone hanno perso il lavoro e sono scappate verso miglior vita. Il locale che prima stavi osservando era un bar molto conosciuto e frequentato, ma con l’abolizione della possibilità di uscire, è fallito come molti altri.” Le lacrime scendevano dai miei occhi; come si può privare una persona delle proprie libertà, impedendole anche di uscire? Davvero il mondo diventerà così? Kant vide la mia tristezza e disse: “Questo non è nulla, ora ti lascerò con un altro filosofo e vedrai cose peggiori.” Detto ciò sparì nel nulla ed io svenni di nuovo, stavolta senza preavviso. “Buona Sera! Ci hai messo un po’ a svegliarti.” Alzai lo sguardo e vidi un uomo alto e barbuto, indossante una tunica bianca e lunga: “Tu chi saresti?! Che fine ha fatto Kant?!” L’uomo sorrise e con calma mi rispose: “Ma come, non mi riconosci? Sono un semplice oratore, colui che lottava per il rispetto delle leggi, ma come “troppo giusto” sono stato ucciso. Io sono Socrate e, come puoi vedere, ti ho portato nel luogo della città che in cui io esprimevo le mie idee; la piazza. A quel punto compresi dove mi trovavo: era la piazza principale della mia città e al centro vi era anche la statua più importante della metropoli, ma sembrava molto trasandata ed era piena di edera ai lati. “Cos’è successo alla mia povera città?” chiesi al filosofo, stavolta piangendo, poiché non potevo più sopportarne la vista ridotta così: “Tutto è stato causato dagli uomini moderni. I potenti hanno privato i cittadini delle loro libertà, impedendo loro anche di divertirsi, di ragionare o anche semplicemente di esprimersi. Come risposta, molte persone sono migrate verso le campagne, abbandonando le città e lasciandole al loro triste destino.” Guardai il filosofo e singhiozzando chiesi: “Perché mi fate questo? Perché mi fate vedere tali orrori?” Egli mi guardò con compassione e disse: “Gli uomini del tuo tempo stanno creando il mondo che stai vedendo e tu e i tuoi coetanei giovani potete impedire che ciò avvenga, ma tutto dipende da voi. Inoltre anche tu vivi in quest’epoca e ora un mio amico ti mostrerà cosa succederà a te nel futuro!” Detto ciò il filosofo cominciò a dissolversi, proprio come si dissolse Kant. Questa volta però io non svenni. Invece chiusi gli occhi per mezzo secondo e, quando li riaprii, mi ritrovai in una stanza buia, con una sola lampadina che la illuminava. In un lato si intravedevano dei bambini che giocavano. I loro giocattoli erano rotti e una donna, probabilmente loro madre,  li controllava. “Allora, non li riconosci?” Una voce da dietro mi fece sobbalzare per la paura: “Tu chi saresti? Loro chi sono?” Egli sorrise e poi disse: “Ma come, non riconosci tua moglie e i tuoi figli? Loro, in futuro, vivranno con te nella parte della città destinata ai cosiddetti “Ricercati”, ovvero gli intellettuali che non condividono le idee con il regime. Comunque il mio nome è Epicuro e nella mia esistenza ho sempre creduto che ogni uomo debba vivere privo di affanni, ma, a quanto vedo, gli uomini del futuro non hanno colto il messaggio. Più parlava, più mi stupivo. Io, un intellettuale? Io che ero solo un ragazzo comune, sarei diventato un nemico per i governanti della mia città? Pretesi dal filosofo risposte alle mie domande, ma lui disse solo: “Tu sarai grande in futuro, ma un nemico ancor più grande ti toglierà la possibilità di esprimerti. L’incontro con noi filosofi non è stato casuale: difatti è avvenuto affinché tu non ti faccia mettere i piedi in testa nel futuro e affinché tu riesca a dominare in un mondo di pace e libertà”. Ad un certo punto iniziai a vedere che il pavimento sotto di me stava scomparendo e cominciai ad indietreggiare. “Ecco, ora il nostro tempo è scaduto, ma tu non dimenticare i consigli che ti abbiamo dato e contribuisci a rendere il mondo un posto migliore. Ricorda, la libertà è alla base di tutto, e, senza di questa, non ci sarà più la vita” Appena finì la frase, il pavimento si distrusse completamente e sono caduto nel vuoto. Dopo quella che mi sembrò un’eternità, mi risvegliai nel luogo dove ebbe inizio la mia avventura. Alzandomi notai che la scritta sul muro era cambiata e che ora recitava: “Comprendi ciò che hai intorno e cambialo in meglio”. Da quel giorno vissi  diversamente, con gioia e godendomi ogni singolo secondo. Inoltre cominciai a difendere la vera e unica idea che non ha oppositori, che ci permette di vivere e di fare ciò che facciamo: la Libertà.

 

 

Omaggio del Prof. Fernando Pancotti a tutti i ragazzi del Liceo Perticari!

 

Fernando Pancotti

 

 

Disegno realizzato da Maria Chiara Amadei - classe 4CL

 

 

 

 

 

 

Disegno  realizzato da Sara Bassotti  - classe 3BU

TITOLO: "Heroes"

 

 

Disegno e fotografie realizzati da Flavio Martella - Classe 5Ae 

TITOLO: "Variopinta primavera"

 

 

  Video: Chiara Avati 2EU - Notturno di W. Hill op. 18 n. 1 per viola e pianoforte.

 

 

Disegno realizzato da Elena Organi - Classe 2BU 

TITOLO: "La luce della scienza che prevale contro l'oscurità della paura"

 

 

 

 

 

 

 

Disegno realizzato da Emma Catalani - Classe 2EU 

TITOLO : "La vita è bella!"

 

                                     

 

Titolo: "Sorellina, te lo racconto così" - Autore: Benedetta Marconi, Cl. 2^BU

 

 

Disegno realizzato da:Giacomo Luzietti (2BU) 

TITOLO: "Dear future,  I am ready".

 


Permalink: IoCreoDaCasaData di pubblicazione: 12/05/2020
Tag: IoCreoDaCasaData ultima modifica: 30/05/2020 17:04:05
Visualizzazioni: 693 
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